Fontaniva,
comune di campagna fino alla grande espansione economica del dopoguerra,
si è ora trasformato in un centro di notevole industrializzazione
da villaggio qual era; villaggio che traeva il sostentamento dallagricoltura
e da quanto poteva ricavare dal fiume Brenta che scorre lì presso:
pesca, ghiaia, sassi da costruzione. La storia del paese risale a
molto lontano, si riallaccia allepoca romana: il suo territorio
è infatti ancora segnato dalla centuriazione romana ed è proprio su
un incrocio che è sorto il primo nucleo abitato.
Nel
1806 fu eretto in comune laico e vi fu aggregato, quale frazione,
il villaggio di S. Giorgio in Brenta che si trova ad alcuni chilometri
di distanza.
Dal
passato emergono quali punti significativi e di riferimento per la
storia del luogo, la chiesa parrocchiale con il suo alto campanile,
la villa Cittadella Vigodarzere ora Gallarati Scotti,
il fiume Brenta. La parrocchiale dedicata a S. Maria
e al Beato Bertrando, fu ingrandita a più riprese durante i
secoli e portata allo stato attuale nella seconda metà del secolo
scorso; la bella facciata classica è stata compiuta nel 1893. Ha cinque
altari, sul primo a destra stanno le spoglie del Beato Bertrando.
Vi sono tele di buona mano, tra esse LUltima cena, attribuita
a Palma il Giovane, unaltra Cena e La sentenza di
Pilato attribuita al Maganza. La chiesa conserva una iscrizione,
con medaglione, in onore di un parroco, dettata dal poeta Giacomo
Zanella che gli era amico e che a Fontaniva era di casa.
Ma
quanto di più suggestivo si riferisce al passato è il Campanile
che si ritiene sia stata una torre del castello. La storia infatti
riferisce che quando nel 1228 fu distrutto il castello dei Fontaniva,
solo una torre fu risparmiata, quella che ora funge da campanile.
Oggi un edificio certo antico, ma rimaneggiato non si va quante volte:
nelle murature restano segni evidenti di destinazione diversa.
Anche
a Fontaniva si trovano ville venete legate alleconomia agricola
del passato ed al gusto per la vita serena che si conduceva allora,
appunto "in villa".
A
Fontaniva ve ne sono tre: Ca Viero in contrada Fratta,
alta sopra largine del Brenta, bella e di nobile architettura,
appartenente al secolo XVI, decorata da interessanti affreschi nella
loggia a mezzogiorno. Accanto sta lOratorio di S. Carlo
ricordato nel 1685. Nella frazione di S. Giorgio in Brenta, oltre
la chiesa che ha nobile architettura, vi è la Villa Borromeo,
costruita nel secolo XVII su unaltura nei pressi del fiume,
con ampio prato a barchessa. Ma la villa più notevole perché ricorda
un felice periodo di cultura, eccezionale per il luogo, è quella dei
Cittadella Vigodarzere ora Gallarati-Scotti che si trova appena
fuori di Fontaniva sulla statale verso Cittadella. Per un lungo stradone,
fiancheggiato da platini centenari, si accede alla villa che è un
grande edificio, di struttura tradizionale, da far risalire al secolo
XVIII. In disparte, a lato, ombreggiato da alberi, si trova un suggestivo
Oratorio di gusto neogotico, costruito nel 1848, opera dellarchitetto
padovano Pietro Selvatico (1803-1880).
Linteresse
del luogo è legato non solo ad Andrea Cittadella Vigodarzere
(1804-1870), noto ed eminente uomo politico, benemerito per attività
culturali e benefiche, ma anche per la consuetudine che vi aveva Giacomo
Zanella (1820-1888), il delicato poeta vicentino. Qui egli era ospite
gradito quando veniva nel villaggio per incontrare lamico, don
Ottaviano Rossi arciprete di Fontaniva al quale aveva dedicato nel
1851 i noti versi "Ad un amico parroco". La villa dei Cittadella-Vigodarzere
anche in seguito resterà aperta a persone illustri della cultura e
si ricorda, tra gli altri, Benedetto Croce.
Leconomia
di Fontaniva gravita da sempre intorno al Brenta; poggiava su quanto
fornivano le sue acque, dallestrazione di sassi e ghiaia agli
impianti pre-industriali di mulini e cartiere fino alle imprese odierne
di cementifici. Il fiume ha dato generosamente materiale fin dal tempo
più lontano e i fontanivesi, se avevano a disposizione cavallo e carretto,
prelevavano dal greto ghiaia, sabbia, sassi per ledilizia, ricavandone
di che vivere. Fino a qualche tempo fa i sassi del Brenta servivano
per la costruzione delle case; tre corsi di sassi e uno di mattoni.
Erano abitazioni modeste, i muri spesso non erano intonacati per economia,
ma la loro tessitura era varia e colorata per disegno e la si vede
con un riscoperto valore ornamentale. Nel secolo scorso e prima dellasfalto,
i carrettieri di Fontaniva procuravano ai comuni dei dintorni la ghiaia
per la manutenzione delle strade e i sassi per lacciottolato
dei centri urbani. Nei secoli scorsi su canali derivati dal Brenta
erano installati mulini a più ruote e cartiere, che provvedevano di
carta una ampia zona. Vi erano fabbriche di franci per la cottura
dei sassi dai quali si ricavava calcina pregiata. Restano a Fontaniva
fornaci di laterzi con impianti che usano ancora alcune strutture
del passato, derivate da quelle che si possono considerare parte di
una locale archeologia industriale. Lindustria del calcestruzzo
a Fontaniva, iniziata dopo la prima guerra mondiale, si è affermata
intorno al 1950 con i pre-fabbricati, i capannoni, le cisterne e il
commercio; oggi si estende su piano nazionale ed europeo.
Il
Brenta è stato ed è non solo ricchezza, lavoro, sviluppo per Fontaniva,
è anche la sua poesia, sebbene in passato il fiume, dal corso tranquillo
e disteso nellampio letto, straripasse quando le piogge incessanti
e il disgelo dai monti univano le loro acque. Si ricordano inondazioni
che hanno alimentato racconti del terrore. Allora a Fontaniva, e ai
paesi rivieraschi erano le campane ad avvertire la gente a fuggire.
Oggi sugli argini, nel greto, sulla sabbia, tra i meandri del fiume
spira aria vivificante e serena. Il paesaggio è mutevole con le stagioni,
ma sempre bello, dallacqua che nellampio letto riflette
il cielo allo sfondo delle montagne azzurrine. Si va al Brenta destate
per nuotare nelle acque refrigeranti e godere il sole distesi sulla
sabbia calda, si va in bicicletta sugli argini dove vi sono strade
panoramiche da godere e un silenzio ormai raro. Dinverno è la
caccia che attira, si possono fare incontri fortunati di uccelli che
scendono dai monti e di selvaggina rara. Il Brenta è bellezza sempre
nuova e deposito di ricchezza che non si esaurisce.